Cultura
VISTA – VEDERE BENI CULTURALI E MONUMENTALI

Nel 1833 viene edificato, in linee neoclassiche, quello che oggi è conosciuto come Palazzo Foglia, dall’Architetto Antonio Foglia (noto al paese per la realizzazione anche dell’Ospedale e del Teatro). Adibito, tra le altre, a sede di scuole ed uffici postali, è stato il Palazzo Municipale fino all’acquisizione di Palazzo Bonazzi, sul finire dell’Ottocento, come nuova sede comunale.
Restaurato e ristrutturato negli anni ’90 del secolo scorso, tra il 1998 ed il 2000 è divenuto Palazzo della Cultura, sede di Istituti Culturali cittadini.
A seguito degli eventi sismici del 2012, è tornato, parzialmente ed in via provvisoria, sede Municipale.
Nel 2015 l’ala destra dell’ultimo piano del Palazzo è stata oggetto di interventi di ristrutturazione, che hanno permesso il recupero e la fruibilità di spazi fino ad oggi inutilizzabili.

Il Museo Archeologico fu allestito fin dal 1975, nella Torre del Castello. Dal 1980 è gestito dal Gruppo Archeologico Ostigliese. Nel 2000 fu trasferito nell’attuale sede a Palazzo Foglia. Qui l’esposizione si articola in tre sale, che accolgono reperti dell’Età del Bronzo, dell’Età del Ferro e dell’Età Romana, appartenenti alle collezioni civiche di don Giuseppe Greggiati e del notaio Renato Gemma; un quarto ambiente è riservato a sala didattica e ad esposizioni.
La prima sala ospita materiali della Civiltà Terramaricolo-Palafitticola dell’Età del Bronzo, rappresentanti le diverse tipologie delle principali industrie dell’epoca (XVI-XIII sec. a.C.), quali: la lavorazione della ceramica, del corno e dell’osso, la tessitura, la metallurgia. In ceramica sono, per es., ciotole carenate con anse “cornute”, fusaiole e pesi da telaio; una vetrina accoglie le corna cervine, dallo stato grezzo agli oggetti ricavati (aghi, pettine, cuspidi di freccia); un’altra ospita oggetti di bronzo (spilloni, pugnaletti, falcetto e altro); infine, una teca conserva reperti di selce, alcuni dei quali risalgono al Neolitico.
Nella seconda sala sono visibili forme di vasellame dell’Età del Bronzo e testimonianze delle sepolture, ad inumazione e ad incinerazione, rinvenute nella Necropoli a rito misto della Vallona, scavata nella metà degli anni ’80 del secolo scorso, anch’essa della stessa cronologia (XIII sec. a.C.).
Le vetrine sono corredate da un ricco apparato didattico: plastici rappresentanti sepolture e strumenti della vita quotidiana; didascalie e pannelli esplicativi che, oltre a fornire un quadro storico e archeologico del periodo del Bronzo, illustrano le tecnologie più antiche dell’uomo, quali appunto la produzione della ceramica, la tessitura e la fusione dei metalli
. Nella terza sala sono esposti oggetti dell’Età del Ferro (Civiltà Etrusca e Paleoveneta) e una raccolta di materiali di Epoca Romana, quando la latina Hostilia, vicus Veronensium (Tacito, “Annali”) godeva di una notevole prosperità, dovuta alla fertilità dei terreni e, soprattutto, al suo ruolo di scalo portuale sul fiume Po, nel punto in cui la Via Claudia Augusta, proveniente dal Danubio attraverso la valle dell’Adige, superava il Po. I reperti romani, rappresentati da ceramica fine da mensa, bolli di fabbrica su laterizio, anfore, balsamari, monete, esempi di pavimentazioni (a mosaico e ad esagonette), insieme ai pannelli e ai plastici, concorrono a ricostruire la storia e le caratteristiche del vicus romano di Hostilia, con il suo porto, le sue necropoli, le sue ville urbano-rustiche ubicate nelle campagne.
Ad integrare i materiali originali presenti nelle vetrine del Museo, vi sono pannelli didattici che illustrano ed inquadrano le fasi del popolamento umano nella bassa pianura del Po – dove si trova Ostiglia – dalla Preistoria all’Epoca dei Romani, e riproduzioni di oggetti, tra cui un telaio verticale e un impianto fusorio dell’Età del Bronzo.
La quarta sala è destinata a didattica e ad esposizioni temporanee. Una vetrina espone oggetti prodotti, su imitazione di quelli antichi, da laboratori di archeologia sperimentale del Gruppo Archeologico Ostigliese.

SEDE: Palazzo Foglia, Piazza Cornelio Nepote, 2
ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO: dal 2012 chiuso a tempo indeterminato a seguito del terremoto.
TELEFONO: 0386 300281 CELL. 338 3091512
FAX: 0386 800215
E-MAIL: ufficio.cultura@comune.ostiglia.mn.itgruppoarcheologicoostigliese@gmail.com
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Il Fondo Musicale “Giuseppe Greggiati”, già Fondo “Opera Pia”, raccoglie volumi di pregio e fascicoli di argomento musicale, suddivisi in Manoscritti e Stampe: opere in partitura e parti, trattati, libretti d’opera e di poesia, edizioni di teoria e di letteratura musicale. E’ il frutto di una paziente e appassionata raccolta compiuta da Giuseppe Greggiati (Ostiglia, 1793 – Mantova, 1866), sacerdote ostigliese, insegnante, musicista e grande conoscitore di musica.
Avviato alla carriera ecclesiastica, Greggiati coltivò parallelamente – rifacendosi alla ricca tradizione familiare – interessi musicali, trovandosi avvantaggiato dall’archivio musicale di famiglia, risalente ai primi anni del XVIII secolo. Musicista lo era stato prima di lui lo zio, di nome Antonio, come anche uno dei fratelli del Greggiati, pure di nome Antonio.
Lo si sa organista nella Chiesa parrocchiale di Quistello (MN) e direttore e insegnante di Metodica presso la Scuola Elementare Maggiore Maschile di Mantova.
Di tutti i suoi averi, il sacerdote lasciò erede il Comune di Ostiglia, con l’obbligo di conservare il suo archivio musicale che, come egli scrisse nel testamento olografo stilato il 25 settembre 1855, “potrà essere utilissimo a quei giovani del paese che si applicassero allo studio della musica”.
Il Fondo Musicale, nella sua suddivisione in due sezioni, relative ai volumi a stampa e a quelli manoscritti, si avvale di prestigiosissime opere (circa diecimila). Dai due bifogli pergamenacei del Codice Vaticano Rossi n° 215 del XIV sec., si arriva alla sezione a stampa della trattatistica rinascimentale, pressoché completa, con le opere del Galilei, del Glareano, dello Zarlino, del Vicentino, del Gaffurio, dello Zacconi, dell’Artusi per passare poi agli scritti secenteschi del Penna, del Berardi e a quelli sempre teorici settecenteschi di Doni, Fux, Arteaga, Burney, arrivando al XIX sec. con Fétis, Calegari, padre Davide di Bergamo, Maffei e altri. Nella sezione della musica a stampa si contano circa cinquemila volumi, di autori quali Bach, Beethoven, Bellini, Carulli, Cherubini, Donizetti, Giuliani, Händel, Haydn, Hoffmeister, Lanner, Legnani, Mercadante, Paer, Pleyel, Rossini, Verdi, Viotti, e si dovrebbe a lungo continuare l’elenco.
Importante anche la cospicua presenza di libretti d’opera, molti dei quali stampati a Mantova e recanti testi di melodrammi da rappresentarsi nella stessa città.
Sono poi gli autografi di autori di area mantovana, o in Mantova operanti, a trionfare e a rendere la Biblioteca unica fonte: autografi dell’abate Luigi Gatti e del fratello Giorgio, di Ferdinando Gasparo Bertoni, Francesco Comencini, don Giovanni Battista Merighi, Vincenzo Benatti, Luigi Pellicari, Giuseppe Ferrari, Giovanni Luigi Luppi, Angelo Urbani, don Angelo Primo Bianchi, Antonio Facci, Johann Simon Mayr. Da non dimenticare anche altri manoscritti di autori non mantovani, quali Alessandro Rolla e Ferdinando Carulli. Importanti ancora opere che Greggiati stesso copiò o fece copiare da copisti, di musicisti quali Marcello, Pergolesi, Corelli, Mozart, Rossini e molti altri.
Dalle numerosissime annotazione, di cui il Greggiati corredava le opere possedute, è possibile ricostruire la storia di questo prestigioso e noto Fondo Musicale: l’amicizia e i rapporti epistolari con chi poteva condividere la sua passione (ne sono a testimonianza una dedica autografa di Angelo Catelani e lettere con Gaetano Gaspari, bibliografi attivi rispettivamente a Modena e a Bologna); appendici, utilissime alla consultazione di molti manoscritti; giudizi, a volte molto caratteristici per la salacità, sulla bellezza o meno di certe musiche. Tutto ciò a dimostrare la cultura musicale del sacerdote, corredata da precisione e grande equilibrio.
Il Greggiati, più che alla composizione, si dedicò alla riduzione di musica, per lo più operistica, per “armonica a due tastiere”: è la fisarmonica lo strumento che lui predilesse e a cui dedicò un metodo. Presso il Fondo Musicale è, infatti, conservata una cospicua opera autografa del Greggiati, scritta nel 1842: il Metodo per l’Armonica a mantice (Segnatura: Mss. Teoria B 71/1-3) che rappresenta la prima testimonianza italiana del genere. Come annotato da lui stesso, iniziò la parte prima di questo metodo il 25 aprile 1842, terminò la seconda parte il 25 luglio e la terza il 24 agosto dello stesso anno. Scrive: “Ho diviso il mio Metodo in tre Parti. Nella Prima ho descritte le Armoniche a mantice; ho esposto il metodo inventato da me per rappresentarne i suoni colle note; ed ho date opportune regole ed avvertenze per suonare questi strumenti. La Parte Seconda contiene trentatré Lezioni per il maneggio dell’Armonica. Finalmente la Parte Terza offre cinquanta Pezzi musicali di vario genere, parte composti e parte ridotti da me per lo studio dell’Armonica”. L’autore asserisce di aver scritto questo trattato perché fino a quel momento non aveva notizia dell’esistenza di un metodo scritto.
Nel 2015 il Fondo Musicale “G. Greggiati” ha acquistato una riproduzione dell’Armonica a mantice di Giuseppe Greggiati. Lo strumento è stato ricostruito sotto la supervisione di Corrado Rojac, docente di fisarmonica presso il Conservatorio “G. Tartini” di Trieste, dall’artigiano Adriano Clementi, per conto della Ditta Pigini di Castelfidardo (Ancona). Denominata fisarmonica “Modello Greggiati” è prodotta in esemplari numerati.
Nel Metodo vengono proposte preziose e dettagliate informazioni organologiche relative all’Armonica, lezioni di tecnica strumentale, nonché centinaia di esercizi e brani che inaugurano il repertorio fisarmonicistico. L’autore arricchisce lo strumento musicale in suo possesso, di origini viennesi, di alcune migliorie organologiche ponendo le basi per la prima fisarmonica italiana.
E’ grazie alla particolareggiata descrizione dello strumento dell’epoca, rinvenuta nel Metodo di Greggiati, che è stata possibile la replica del modello.
L’Armonica a mantice è costruita in legno; caratteristica l’asola in cui infilare il pollice: lo strumento è supportato dalle braccia. Si tratta di una fisarmonica diatonica di origini viennesi, con il manuale destro a due file, rispettivamente di 11 e 10 bottoni (“cantabile”) e con 4 chiavi al manuale sinistro (“accompagnamento”). Giuseppe Greggiati aggiunge allo strumento 2 ulteriori chiavi, posizionandole sul fondo del manuale sinistro, per arricchirne le possibilità armoniche. La nuova impostazione organologica dello strumento rappresenta, secondo gli studi condotti fino ad ora, il primo esemplare documentato di fisarmonica italiana.
Lo strumento è ora esposto presso le sale della Biblioteca Musicale.
Del patrimonio, una prima opera di catalogazione ha avuto inizio negli anni ’70: al Prof. Sartori è stata affidata la parte delle edizioni, mentre alla Dott.ssa Donà (entrambi facenti parte dell’Ufficio Ricerca Fondi Musicali presso il Conservatorio di Milano) quella dei manoscritti. Una decina di anni dopo, la Biblioteca di Ostiglia venne dotata del catalogo delle edizioni e dello schedario, indispensabile per la consultazione delle opere manoscritte.
E’ stato poi attuato un completamento delle schede, relative esclusivamente alle opere manoscritte, con trattamento dati secondo il sistema computerizzato SBN-Musica (cfr. Opac SBN-Musica on-line al seguente indirizzo: http://www.sbn.it/opacsbn/opac/iccu/musica.jsp. Per poter estrapolare il solo materiale manoscritto ospitato presso il Fondo Musicale “G. Greggiati” è indispensabile riportare nella stringa “Segnatura” il seguente codice Anagrafe biblioteca: “MN0052”), da parte di Elisa Superbi e Tatiana Zanini.
Il materiale conservato presso il Fondo “G. Greggiati” è quindi totalmente catalogato, consultabile presso la sede ed è possibile condurre ricerche interrogando l’Opac SBN-Musica, in quanto alle opere manoscritte, e navigando nel sito dello stesso Fondo per quanto riguarda le opere a stampa.
Dall’anno 2000 è ospitato anche l’Archivio dell’Opera Pia “G. Greggiati” (1802 – 1966; n.57 Buste) interamente inventariato e di ritorno dall’Archivio di Stato di Mantova presso la sua ‘naturale’ dimora.
Dal 2015, ad arricchire la proposta del Fondo “G. Greggiati”, un importante lascito di Cd musicali: un ricco fondo composto da circa 2.500 documenti. E’ stata pertanto creata una apposita area dedicata all’ascolto.
Le sale della Biblioteca Musicale “G. Greggiati” sono state inoltre dotate di un pianoforte digitale Yamaha (con panca e cuffie), al fine di poter realizzare eventi musicali.
Tre teche espositive per mostre, donate in questo stesso anno da Lions Club Mantova “Terre Matildiche”, consentono l’esposizione alternata di preziosi elementi del Fondo.

SEDE: Palazzo Foglia, Piazza Cornelio Nepote, 2
ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO: martedì e sabato ore 9.30-12.30, giovedì 9.30-12.30 e 15-18
TELEFONO: 0386 300293 0386 802119
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E-MAIL: biblioteca.greggiati@comune.ostiglia.mn.it
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SERVIZI OFFERTI:
Consultazioni in sala delle opere manoscritte e a stampa; riproduzione di tutto il materiale librario e documentario conservato (effettuata sia dall’utente in loco, in forma esclusiva di fotoriproduzione con mezzi propri, sia dal Laboratorio Fotografico interno/Servizio Archiviazione, su precisa richiesta inoltrata da utenti remoti; cfr. Regolamento per la riproduzione del materiale librario e documentario della Biblioteca Musicale “G. Greggiati” – Comune di Ostiglia, approvato con Delibera di Giunta Comunale n. 25 del 22.03.2011, esecutiva); visite guidate al Fondo; Laboratori didattici destinati alle scuole.

Il Fondo “Gemma”, di proprietà dell’Azienda Ospedaliera “Carlo Poma”, è depositato, con apposita convenzione di Comodato d’Uso Gratuito, presso Palazzo Foglia. E’ costituito da una parte libraria ed una di archivio.
Il fondo librario consta di 420 volumi di medicina e chirurgia, diritto, letteratura italiana ed europea, storia e vari altri argomenti scientifici, datati tra il 1565 e il 1954, facenti parte della biblioteca personale dell’Avv. Notaio ostigliese Renato Gemma, uno dei benefattori dell’Ex Ospedale Civile di Ostiglia.
Il fondo archivistico apparteneva allo Studio Notarile Gemma e ne testimonia l’attività; consta di 46 faldoni, più pratiche legali, atti e minute, che vanno dal 1600 alla metà del ‘900, oltre a un Registro Mastro.
Nel 2015 si è provveduto alla catalogazione del materiale librario antico e all’inventariazione del materiale archivistico.

SEDE: Palazzo Foglia, Piazza Cornelio Nepote, 2
ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO: su prenotazione
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Il Fondo Biblioteca Popolare Circolante è un fondo di circa 1000 volumi, stampati tra il 1731 e il 1967, di proprietà del Comune di Ostiglia, di notevole interesse quale parziale testimonianza della vecchia Biblioteca Popolare Circolante, antesignana dell’attuale Biblioteca Comunale, riaperta il 9 gennaio 1949, dopo la fase bellica.
Nel 2015 il Fondo è stato oggetto di catalogazione.

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L’Archivio Storico del Comune (già denominato Archivio “Paradiso”, per la sua precedente dislocazione nella stanza più in alto del Palazzo Municipale “Bonazzi”) è stato spostato, a causa della dichiarazione di inagibilità del Palazzo Municipale “Bonazzi” a seguito degli eventi sismici del 2012, trovando una più accessibile collocazione nei locali all’ultimo piano di Palazzo Foglia, in Piazza Cornelio. Lo spostamento dell’Archivio Storico è stato finanziato con l’ordinanza n° 26 del 30/07/2013, intervento n° 106, Comune di Ostiglia, “Recupero archivi comunali” (CUP B56G13000430006).
Gli atti contenuti nell’Archivio Paradiso vanno dal 1822 al 1950. Sono stati catalogati (per anno e oggetto) su registro dattiloscritto, disponibile presso gli uffici e trasmesso all’Archivio di Stato nel 1953.

La suddivisione temporale degli atti è la seguente:
Parte prima – dal 1822 al 1866
Parte seconda – dal 1866 al 1869
Parte terza – dal 1870 al 1880
Parte quarta – dal 1881 al 1883
Parte quinta – dal 1884 al 1917
Parte sesta – dal 1918 al 1937
Parte settima – dal 1938 al 1945
Parte ottava – dal 1946 al 1950
Gli atti successivi, dal 1950 in poi, sono depositati presso i locali dell’archivio.

SEDE: Palazzo Foglia, Piazza Cornelio Nepote, 2
ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO: Invernale Merc 16:30 18:30 Estivo 17/19
TELEFONO: 0386 300291
FAX: 0386 800215
E-MAIL: archivio.storico@comune.ostiglia.mn.it
RICHIESTA ACCESSO DOCUMENTI DELL’ARCHIVIO STORICO E FOTORIPRODUZIONE: Archivio storico
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L’Associazione Culturale Padana “L’Argine” fu istituita nel 1968 a Ostiglia, con il proposito di svolgere attività culturale attraverso conferenze, dibattiti, concerti, mostre, iniziative pubblicistiche o editoriali e gite di approfondimento.
All’Associazione potevano aderire enti e persone fisiche residenti anche fuori Comune; essa infatti aveva soci anche nelle provincie di Modena, Rovigo e Verona.
L’Associazione era gestita da un Consiglio Direttivo, composto da nove membri, che restavano in carica due anni e che promuovevano le manifestazioni “nello spirito e nella lettera delle norme statutarie” (cfr. Statuto dell’Associazione, 1968), oltre ad occuparsi di presentare all’assemblea degli associati le relazioni morali e finanziarie. Il Consiglio Direttivo eleggeva al suo interno il Presidente, il Vice Presidente, il Segretario e il Cassiere. I soci, a loro volta, potevano far parte di una delle sezioni: Conferenze e dibattiti, Prosa e concerti, Mostre e gite, Cinema, Informazioni e propaganda.
Il sodalizio viveva grazie alle quote sociali e alle offerte di Enti o di Istituti di Credito.
L’Archivio dell’Associazione è conservato presso la Biblioteca Comunale, alla quale è stato donato.
La documentazione riguarda gli anni 1968-2002. I documenti conservati sono tutti strettamente legati all’attività dell’Associazione: locandine, manifesti, programmi di conferenze e manifestazioni, relazioni, dibattiti, ritagli di giornale. Sono inoltre presenti documenti riguardanti il tesseramento dei soci e la corrispondenza dell’Associazione, nonché i bollettini informativi “Informazioni” inviati ai soci.

SEDE: Palazzo Foglia, Piazza Cornelio Nepote, 2
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Dell’antico Castello di Ostiglia, attivo fra il XII e gli inizi del XVIII secolo, sono sopravvissute solo tre torri: la Campanaria, dell’Orologio e delle Prigioni. Nelle prime due e nel camminamento di ronda che le collega, è stato realizzato il museo, mentre la terza è di proprietà privata.
La Torre Campanaria si erge sull’antico campanile della Chiesa di Santa Maria in Castello (fatta costruire nel 1151 dal marchese Ermanno, Governatore di Verona), i cui resti, oggi di proprietà privata, conservano le colonne della navata sinistra e l’abside, nella cui nicchia è ancora visibile un affresco del XIV secolo, rappresentante la Crocifissione. Dalla Torre Campanaria, sopra l’abside della Chiesa, si accede alla cella campanaria, costruita nel 1616 per installarvi il primo campanone, costituita da quattro bifore, al cui centro sono disposte colonne con capitello.
La seconda Torre ospita un orologio antico, il cui quadrante è composto da un’unica lastra di marmo bianco, su cui si legge la sequenza delle ore, in numeri romani; la sola lancetta delle ore è innestata su un sole attorniato da raggi.
Nella parete esterna del camminamento si intravedono merli ghibellini.

Il Museo delle Torri, oltre a consentire la vista dei resti del castello, permette anche di ammirare un esteso paesaggio padano, caratterizzato dal corso del Po. I materiali esposti, nella loro complessità, lo caratterizzano inoltre quale Museo Storico Locale, nel quale ripercorrere, in particolare attraverso i reperti rinvenuti in Ostiglia e nell’area del Castello, il passato di Ostiglia, dal Medioevo al XIX secolo.
L’esposizione si articola in più ambienti, che si snodano tra la sala della Torre Campanaria, quella della Torre dell’Orologio ed il camminamento di ronda.
Nei locali del Museo sono esposti: ceramiche, prodotte tra il XIII ed il XIX secolo d.C. (di particolare rilievo le produzioni “graffite” di XV e XVI secolo); vetri ed altri reperti, provenienti dall’area del maniero, dall’abitato di Ostiglia e dal suo territorio; reperti in pietra, provenienti da ruderi o frutto di rinvenimenti fortuiti, avvenuti nel territorio ostigliese, tra cui un frammento di cornicione con stemma dei Gonzaga, del XVII secolo, trovato nei pressi del Castello e un bassorilievo funerario con epigrafe dalla Chiesa di Santa Maria in Castello; due frammenti di mensa d’altare dell’ex Corte Casona; un frammento della Chiavica di Corte Gazzina con stemma dei Marchesi Strozzi (XVIII sec.); frammenti di epigrafi del XVII-XVIII sec., tra cui due epigrafi da Ostiglia e da Corte Arginino Grande; cinque lastre marmoree, con stemma austriaco in rilievo, del XVIII secolo. Oltre a pezzi architettonici, databili dal XVIII al XIX secolo, una macina da mulino natante, proiettili di catapulta e cannone, databili tra il Medioevo ed il XIX sec., una balestra pallottaia del XVI secolo. Lungo le scale d’accesso principali è visibile un lacerto di affresco, con rappresentazione della Sacra Famiglia (XVI-XVII sec.).
A caratterizzare la Torre dell’Orologio, il meccanismo dell’orologio del XIX secolo e quello dell’orologio di Palazzo Foglia (XIX-XX sec.). Mentre la Torre Campanaria ospita nella cella, costruita nel 1616, il campanone del XVIII secolo.
Ad arricchire l’esposizione, un plastico ricostruttivo del Castello nel XVI secolo e, lungo le pareti dei vari ambienti, riproduzioni di mappe e disegni del XVI-XVIII secolo e una mostra di riproduzioni di cartoline illustranti le Torri, tra gli anni Venti e Ottanta del secolo scorso e l’antico ponte di barche sul Po.
Dal 2015 sono possibili ulteriori approfondimenti e ricostruzioni grafiche, grazie al monitor interattivo posizionato in loco; nuove vetrine rispondono inoltre all’esigenza di ampliare lo spazio espositivo, anche per mostre temporanee d’arte e collezionismo, alle quali l’ambiente caratteristico ottimamente si presta a cornice.

SEDE: Via Martiri dell’Indipendenza
ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO: Giov Sab Dom 10-12
TELEFONO: 0386 300281 – CELL. 338 3091512
FAX: 0386 800215
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SERVIZI OFFERTI:
Si effettuano visite guidate e laboratori didattici, per gruppi e scuole di ogni ordine e grado, su prenotazione. Informazioni presso Gruppo Archeologico Ostigliese, ai riferimenti sopra indicati.

Sono in vendita i “Quaderni del Gruppo Archeologico Ostigliese”, ora “Quaderni di Archeologia del Mantovano” ed altre pubblicazioni, oltre ad oggetti ricordo.

Il Palazzo Cavriani-Bonazzi fu commissionato nel 1783 dall’ostigliese Giuseppe Maria Bonazzi all’architetto Bolanni. Osservando la facciata, in pietra a vista, al cui centro si eleva un ampio frontone triangolare, si nota l’incompiutezza dell’edificio che, pur mancando dell’ala sinistra, non perde in maestosità. Nell’atrio di ingresso le volte sono sostenute da quattro colonne in marmo. Il cortile interno, dall’ottima acustica, si presta per iniziative musicali. Al suo interno, l’antica residenza borghese è ricca di opere d’arte pittoriche degli inizi del XIX secolo.
Allo stesso architetto fu commissionata anche la progettazione del collegato giardino – dalla variegata vegetazione, arricchito da elementi scultorei ed architettonici – che oggi costituisce la parte storica dei più ampi e centrali giardini pubblici.
Morto il Bonazzi nel 1818, Palazzo e giardino furono venduti, nel 1886, da un suo lontano parente, Annibale Cavriani, al Comune di Ostiglia, per farne la sede ufficiale del Municipio. Nel 2004 fu effettuato un restauro parziale, grazie ad un finanziamento della Comunità Europea. Attualmente, l’intero edificio è oggetto di importanti lavori di ristrutturazione, a seguito degli eventi sismici del 2012.

Il Museo della Farmacopea, inaugurato nel 2008, è ospitato nel settecentesco Palazzo Cavriani-Bonazzi. Espone la collezione del farmacista Losa – acquistata dalla Regione Lombardia nel 2002 e depositata ad Ostiglia, l’anno successivo, grazie ad un Accordo di Programma – costituita da forme apotecarie in legno (25 pezzi), 136 vasi da farmacia, oltre 200 fra vetri e strumenti, ed una parte di materiale cartaceo.
L’esposizione, che si articola in due grandi sale ed un corridoio di collegamento, è stata studiata dalle dott.sse Mariarosa Palvarini Gobio Casali e Anna Maria Lorenzoni e dal dott. Emilio Guidotti, tutti specialisti del settore. Un quarto elegante ambiente è adibito a sala convegni.
Nella prima sala, “degli orcioli”, sono esposti, in sequenza cronologica, i vasi da farmacia che rientrano nella grande categoria degli orcioli con becco a cannone. Sono tutti a fondo bianco-turchino con decorazioni in azzurro e scritte apotecarie in viola manganese, appartenenti prevalentemente a manifatture venete dei secoli XVI-XVIII, fra cui la pregiata Mainardi di Bassano; presenti anche “pezzi” faentini e liguri.
Il motivo dominante nella collezione delle maioliche appare quello settecentesco, dipinto in modo accurato e diverso su ogni pezzo, a bacellature verticali azzurre imitante, con pennellate di colore, la forma degli argenti sbalzati dell’epoca.
Nella seconda sala, “degli albarelli”, sono visibili numerosi albarelli a rocchetto che – per età, tipologia decorativa e manifattura – si collegano agli orcioli della tipologia in monocromo azzurro della prima sala, ma ci sono anche orcioli del XVIII-XIX secolo decorati con policromie e finiture in oro oppure con arpie, una serie di vasi in vetro lattimo decorati con ricchi motivi floreali policromi del XX secolo, cinque pillolieri con coperchio e una serie di piccoli vasi da farmacia della fine del XIX – inizi XX secolo in maiolica color bianco lattiginoso.
Le tre ampie vetrine, collocate nel corridoio che collega le due sale, accolgono una rara serie di 25 scatole da farmacia in legno curvato, vari attrezzi da farmacia e numerosi contenitori per sostanze farmaceutiche in vetro soffiato o stampato.
A corredo del percorso, sono stati inseriti nove pannelli che illustrano la storia della Farmacopea e quella dei vasi da farmacia.

SEDE: Palazzo Bonazzi, Via Gnocci Viani, 16
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La Palazzina Mondadori, costruita in tipico stile Liberty, fu la sede della prima tipografia di Arnoldo Mondadori. Oggi restaurata e parte di un Accordo di Programma con la Regione Lombardia, valorizza i natali dell’attività di Arnoldo Mondadori. In omaggio al valore culturale dell’importante Casa Editrice, è sede di progetti educativi legati alle arti, quali la Scuola di Musica, incontri di poesia, di cinema, e di iniziative culturali quali incontri e mostre.

ENTI: Museo della Farmacopea, delle Torri Medievali, Archeologico, Fondo Musicale “Giuseppe Greggiati” e Palazzina Mondadori sono inseriti nel SISTEMA PROVINCIALE DEI MUSEI E DEI BENI CULTURALI MANTOVANI.

Il Fondo “Arnoldo Mondadori” rappresenta la biblioteca privata di Arnoldo Mondadori, conservata per decenni nel suo studio milanese (dapprima in via Corridoni e dal 1950 in via Bianca di Savoia), e successivamente depositata, prima presso la sede della Fondazione e, infine, nell’attuale sede presso la Palazzina Mondadori.
Questa preziosa raccolta, separata dalla biblioteca storica della Casa Editrice e dagli Intangibili, è stata da lui costituita nei sessant’anni di attività editoriale, con passione, competenza e cura da bibliofilo. La collezione, incrementata anche dopo la scomparsa di Arnoldo, comprende quasi mille volumi – molti con dedica –, alcuni dei quali di difficile reperibilità sul mercato antiquario.
Si rivela di particolare interesse la cospicua Sezione Dannunziana, che annovera varie edizioni di singole opere o di raccolte del poeta abruzzese. E’ presente, tra l’altro, un volume edito per promuovere la sottoscrizione all’Opera omnia, stampato a Verona da Mardersteig, che, per una dimenticanza dello stesso d’Annunzio, da lui prontamente attribuita all’Editore, non riportava “La Nave” nel piano dell’opera.
Risultano presenti oltre duecentocinquanta dediche e circa trenta fra firme e note di vario genere.
Nel 2015 è stato oggetto di catalogazione.

SEDE: Palazzina Mondadori, Via Gramsci
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